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LA CANZONE DELLA RANA
Il Maestro era un santo, una notte fu disturbato dal gracidare delle rane. Non poteva pregare. Essendo un santo, tutte le creature gli obbedivano; parlò alle rane: "Chiudete la bocca, sto pregando." Il Maestro sentì ancora una voce e pensò: "Forse Dio è tanto felice con il gracidare delle rane, quanto con le melodie dei miei salmi ". Il santo voleva sapere il perché. Allora, dalla sua finestra ha dato un ordine: "Cantate!" Il gracidare delle rane riempì lo spazio con la sua sinfonia. Il Maestro capì e scoprì che se avesse provato a sopportare le canzoni delle rane, il silenzio della notte sarebbe diventato più bello. Finalmente, il Maestro era entrato in armonia con l'universo ed aveva capito che cosa significa la parola pregare. Il Canto di una rana.
Dicono che preghiamo con il cuore, ma in realtà preghiamo con il cervello, la neo-corteccia cerebrale. E’ il cervello, che fa inginocchiare l'uomo e gli fa unire le mani in preghiera. Controlla sia la vita di preghiera che la vita di attività, formando la personalità. Sappiamo che ascoltiamo con le loro orecchie, assaporiamo con la lingua e sentiamo con le dita. Infatti queste strutture catturano le informazioni e il cervello controlla l'attività motoria. La quantità di informazioni è molto grande. Il cervello sceglie ciò che è importante. Non siamo in grado di ascoltare un CD e leggere con attenzione allo stesso tempo. Il cervello può ricevere glucosio, ma non insieme a batteri e sostanze tossiche. Purtroppo, il cervello non può bloccare l'alcol e altre droghe che compromettono una vita normale. Quale è l'architettura del cervello? E’ come le radici del prato, ogni radice tocca l’altra. Ognuno dei nostri 100 miliardi di neuroni si connette con gli altri, 60 mila volte, contemporaneamente. Un neurone cattura l'energia fisico-chimica ad una velocità di 300 km / h.
I neuroni non si riproducono come le cellule del fegato, come le cellule del sangue o come la pelle. Perdiamo un migliaio di neuroni ogni giorno. Poiché esiste una immensa riserva, non abbiamo problemi, fino al giungere della vecchiaia. Con l'aumentare dell'età, si ha una diminuzione del senso dell’olfatto, del gusto e, in particolare, dell’udito. La memoria comincia ad avere difficoltà. Nonostante questi problemi, il cervello mette insieme sempre nuove vicende. La nostra capacità di parlare, la nostra memoria, i nostri pensieri, e tutte le altre cose meravigliose delle quali nulla sappiamo ma che sono più vicine di quello che la scienza conosce. Non abbiamo nemmeno iniziato ad utilizzare il nostro potenziale, che è enorme. Per gli uomini, in futuro, da qui a circa 100 mila anni, sarò tanto primitivo quanto l’uomo di Neandertal lo è per noi. L'uccellino ha avvertito la lumaca: "Non salire subito sull'albero, perché non c’è frutta lassù." La lumaca ha risposto: "Non importa, quando sarò arrivata lassù, ci sarà frutta." Questo è il futuro del nostro cervello.
Haroldo J Rahm, SJ Campinas – São Paulo – Brasil
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