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CHI SONO IO

 

 

Un elefante stava godendosi i piaceri di un bagno in uno stagno molto fresco della foresta, quando è

arrivato un topo e gli ha chiesto di uscire fuori.

"Non ci penso proprio", ha detto l'elefante, "non mi disturbare mentre mi sto divertendo".

"Beh, io insisto perché tu esca", ha detto il topo.

"Perché secondo te dovrei uscire?" Domanda l’elefante.

Te lo dirò soltanto quando sarai uscito e avrai lasciato lo stagno” risponde il topo.

" Ebbene, io non esco", ha replicato ancora l'elefante.

Ma in realtà poi è uscito, pesantemente, dallo stagno, ponendosi di fronte al topo e chiedendo:

"Si può sapere per quale motivo desideravi che uscissi?".

" Volevo solo sapere, ha detto il topo, se stavi indossando i miei pantaloncini da bagno".

In realtà è più facile far entrare un elefante nei calzoncini di un topo che capire chi sono io.

Un Maestro afferma che la domanda più importante del mondo è “Chi sono io?”

Un mio amico festeggiando le nozze d’oro mi ha detto " Fino ad ora non sono riuscito a capire

mia moglie".

Nemmeno conosciamo noi stessi.

Ricordo la storia di una coppia di vecchi dopo una festa, seduti su una sedia a dondolo sulla

veranda.

Il vecchio ha detto " Mi è piaciuta la festa". Lei ha risposto "Non mi sei piaciuto tu."

Spesso i papà, le mamme, le nonne, vivono dentro di noi.

I nostri gesti, pensieri, parole, sentimenti e credenze sono meccanici, non sono nostri.

Siamo programmati.

Viviamo le idee degli altri. Non abbiamo auto-osservazione; accettiamo l’auto-assorbimento.

Per migliorare la nostra vita è necessario osservare tutto ciò che sta accadendo in noi e attorno a noi.

Pensiamo a ciò che sta succedendo come se fossimo un’altra persona.

Osserviamo e prendiamo coscienza della vita reale, i suoi fatti e la realtà.

Dobbiamo cambiare noi stessi.

Quando diciamo “egli è colpevole”, dobbiamo ricordare che sono io il colpevole.

Il mondo ne è certo, sono io che dovrei essere diverso.

Quando puntiamo un dito verso un altro, stiamo rivolgendo tre dita verso noi stessi.

Dipendiamo da altre persone, per esempio, dal macellaio e dal panettiere, ma non dipendiamo da un

altro essere umano per avere la felicità. La nostra felicità è dentro di noi. Siamo felici quando

ascoltiamo una sinfonia, un orchestra che suona una bellissima melodia, ma quando l'orchestra si

ferma non è la fine della felicità. Basta un altra melodia che è anche molto bella.

Vi è sempre un enorme repertorio che mai smette di suonare.

Anche se non riusciremo mai a capire bene noi stessi, e ancor meno, a capire gli altri,

possiamo essere felici vivendo la nostra vita e curando che gli altri non ci programmino.

Vivendo onestamente e correttamente, e osservando i Dieci Comandamenti, sempre cammineremo

nella felicità.

Non abbiamo bisogno di capire altro.

 

Haroldo J Rahm, SJ

 Campinas – São Paulo – Brasil

 

 

 

 

 

 

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