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NON DIRE NON
POSSO
È una parola che pronunciamo con
troppa leggerezza.
È una parola micidiale.
È una parola che spesso liquida i problemi senza lasciarceli neppure
affrontare.
È una parola che molto spesso uccide la nostra carità.
Ho ricevuto una lettera da un lebbrosario: è di una nostra sorella
che vive tra i lebbrosi.
Scriveva:
"Oggi ho avuto tanta forza da una scena che Dio mi ha messo sotto
gli occhi:
ho visto un povero lebbroso che non
camminava più, un lebbroso che si trascinava senza gambe.
L'ho visto aiutare un bambino
poliomielitico a camminare.
Il piccolo era aggrappato alle sue
spalle e lui si trascinava carponi intorno alla capanna per farlo
camminare. La scena mi ha fatto piangere".
Ha commosso anche me e ho chiesto perdono a Dio per tutte le volte
che davanti ad una carità ho detto: non posso.
Ci siamo tanto abituati a quelle due parole che le portiamo in noi
costantemente.
È un cliché preparato al nostro
egoismo.
Quando è che in realtà "non possiamo"?
Se non possiamo fare noi, possiamo almeno trovare chi farà per noi.
Se non possiamo fare oggi, possiamo fare domani.
Se non possiamo fare tutto, possiamo almeno fare qualcosa.
È tremendo dire: non posso!
È una ghigliottina della carità cristiana.
Bisogna bandire quelle parole.
Quando non posso veramente,
posso almeno calarmi nel bisogno
del fratello
e versare una lacrima con lui.
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