|
SAN LUIGI GONZAGA
Figlio del duca di Mantova, nato il 19 marzo del 1568, fin dall'infanzia
il padre lo educò alle armi, tanto che a 5 anni già indossava una mini
corazza ed un elmo e rischiò di rimanere schiacciato sparando un colpo
con un cannone. Ma a 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era
un'altra: quella che attraverso l'umiltà, il voto di castità e una vita
dedicata al prossimo l'avrebbe condotto a Dio. A 12 anni ricevette la
prima comunione da san Carlo Borromeo, in visita a Brescia. Decise poi
di entrare nella compagnia di Gesù e per riuscirci dovette sostenere due
anni di lotte contro il padre. Libero ormai di seguire Cristo, rinunciò
al titolo e all'eredità ed entrò nel Collegio romano dei gesuiti,
dedicandosi agli umili e agli ammalati, distinguendosi soprattutto
durante l'epidemia di peste che colpì Roma nel 1590. In quell'occasione,
trasportando sulle spalle un moribondo, rimase contagiato e morì. Era il
1591, aveva solo 23 anni
Il matrimonio dei suoi genitori - il marchese Ferrante Gonzaga e Marta
dei conti Tana di Chieri (Torino) - si è celebrato nel palazzo reale di
Madrid, perché Ferrante è al servizio di re Filippo II di Spagna. Luigi
è poi nato nel castello di famiglia: è il primo di sette figli, erede
del titolo e naturalmente con un futuro di soldato. Perciò il padre lo
porta in mezzo alla truppa già da bambino. Poi cominciano per lui i
soggiorni in varie corti e gli studi.
Nel 1580, dodicenne, Luigi riceve la prima Comunione dalle mani di san
Carlo Borromeo. Nel 1581 va a Madrid per due anni, come paggio di corte
e studente. È di questa epoca un suo ritratto. Autore è il grande El
Greco, che mostra il Luigi autentico (come pochi altri suoi ritratti), e
ben diverso dal fragile piagnone raffigurato più tardi da tanta pittura
per sentito dire, fuorviata dal fervore maldestro di oratori e biografi:
purtroppo la sua austerità di vita (da lui contrapposta alla fiacchezza
morale del gran mondo) sarà, per molto tempo, presentata come una sorta
di avversione ossessiva nei confronti della donna.
In Spagna, Luigi è brillante alunno di lettere, scienza e filosofia e
tiene la tradizionale dissertazione universitaria; insieme, legge testi
spirituali e relazioni missionarie, si concentra nella preghiera, decide
di farsi gesuita e – malgrado la contrarietà del padre – a 17 anni entra
nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma, dove studia teologia e
filosofia.
Nel 1589 (a 21 anni) lo mandano a Castiglione delle Stiviere per mettere
pace tra suo fratello Rodolfo (al quale ha ceduto i propri diritti di
primogenito) e il duca di Mantova. Obiettivo raggiunto: Luigi si muove
bene anche in politica, anche se la sua salute è fragile (e le severe
penitenze certamente non lo aiutano). Nel ritorno a Roma, un misterioso
segnale gli annuncia vicina la morte. È il momento di staccarsi da tante
cose. Ma non dalla sofferenza degli altri; non dalla lotta per
difenderli. Nel 1590/91 un insieme di mali infettivi semina morte in
tutta Roma, stende in 15 mesi tre Papi uno dopo l’altro (Sisto V, Urbano
VII, Gregorio XIV) e migliaia di persone. Contro la strage si batte
Camillo de Lellis con alcuni confratelli, e così fa Luigi Gonzaga. Ma
siccome è malato anche lui da tempo, gli si ordina di dedicarsi ai casi
non contagiosi. Però lui, trovato in strada un appestato in abbandono,
se lo carica in spalla, lo porta in ospedale, incaricandosi di curarlo.
Poi torna a casa e pochi giorni dopo è morto, a 23 anni. "In una
commovente lettera, il 10 giugno, egli prese commiato dalla madre" (L.
von Pastor).
Nel 1726, papa Benedetto XIII lo proclamerà santo. Il suo corpo si trova
nella chiesa di Sant’Ignazio in Roma, e il capo è custodito invece nella
basilica a lui dedicata, in Castiglione delle Stiviere, suo paese
natale.
|